WARDROME Free browser game role blog http://www.wardrome.com/roleblogs.html Elenco delle news dei role blog it-it Tramonta, Archimonde, perchè Grimgor sorga! Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 3003 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Settore ignoto -- Greenskin Planet -- Campo Base -Archimonde non si sentiva affatto bene.Era atterrato sul pianeta da qualche ora.Era un mondo antico, rigoglioso, e il verde dominava.Tre quarti del pianeta erano ricoperti da una fitta foresta di alberi giganteschi, che arrivavano anche a 40 metri d'altezza, andando a formare un paesaggio lugubre e poco illuminato, creando un grande contrasto con l'unico mare del pianeta, un abisso profondo oltre ventimila leghe, le cui acque erano abitate da creature da incubo.L'afa era tremenda, e l'aria pullulava di sciami di insetti molto fastidiosi.Per erigere il campo base era stato necessario deforestare una larga porzione di territorio, e ora qualche ettaro di foresta era ridotto ad una pianura riarsa e priva di vegetazione.Il campo era stato circondato da una spessa palizzata, usando i tronchi dei mastodontici alberi abbattuti.Lo spazio circolare dell'accampamento comprendeva le tende delle truppe, alcune torri d'osservazione erette grazie al legname raccolto, uno spiazzo centrale e la tenda di Archimonde.Questa era posta al centro, ed era la più grande.Il sole era alto nel cielo, e tartassava gli uomini di Archimonde, impietoso, abbassando il morale delle truppe.Alcune pattuglie erano già state inviate in ricognizione, a perlustrare le vicinanze in cerca di segni di vita; tutto ciò che avevano trovato erano creature mostruose e animali di grosse dimensioni, che avevano creato non pochi problemi, arrivando a divorare addirittura qualche soldato.Ma di orchi, nemmeno l'ombra.Archimonde era disteso sul letto della propria tenda, sofferente.Un forte senso d'ansia lo attanagliava, e si sentiva ancora più debole; faticava a tenere gli occhi aperti, e il respiro si era fatto affannoso.Roland entrò in silenzio, aspettando che Archimonde gli parlasse."Roland.. sei tu?""Si, mio Signore..""Ah.. bene.. come procedono le esplorazioni?""Ancora nulla, Signore.. però stiamo aprendo alcuni varchi nella vegetazione, presto saremo in grado di avanzare con più sicurezza.""Bene.. stai svolgendo un buon.. lavoro..""Signore, non si affatichi oltre..""Tranquillo Roland, posso ancora parlare..""Il fatto che riesca a fare a malapena quello mi preoccupa..""Cambiamo argomento... quando arriveranno le prossime truppe dalle Panzer?""Domani, alle ore 8 e zero zero in punto. Faremo sbarcare quattro interi plotoni.""Non ti sembra e.. esagerato? Insomma, non abbiamo ancora trovato quel che cerchiamo..""Precauzione, mio Signore.""Certo.. capisco.. ora va, lasciami solo.""Certo mio Signore. La informerò in caso di novità."- Due ore dopo -Roland correva affannosamente attraverso il campo.I soldati che lo vedevano arrivare rimanevano perplessi, non capendo cosa potesse suscitare quell'agitazione in un pianeta tanto primitivo.Il Primo Ufficiale era un missile, balzava a grandi salti come se avesse avuto un demone alle calcagna.Doveva assolutamente avvisare il suo Signore.Arrivò di corsa alla tenda di Archimonde, ed entrò di botto senza chiedere prima permesso."Mio Signore!!""Cos..? Dannazione Roland, vuoi farmi venire un infarto? Come se non fossi già messo male di mio..""Signore, deve assolutamente venire a vedere!"Archimonde si fece cupo in volto."Che avete trovato?""La Venticinquesima era in ricognizione, l'abbiamo mandata a sud sud ovest di qui, e all'improvviso ci hanno contattato con un codice rosso!""Un codice.. che diamine è successo?!?""Non lo so, il Caporale Hudson farfugliava qualcosa su una trappola! Venga, ora!"Non se lo fece ripetere due volte. Pur se a fatica, si alzò, indossò la tuta dell'L*B alla meno peggio e mise nel fodero una delle sue Magnum.Vedere Roland in quello stato preoccupava il Demone; gli occhi del Primo Ufficiale erano visibilmente terrorizzati, sudava e ansimava più di Archimonde quando aveva una ricaduta.Appena fu pronto, Roland condusse il suo Signore su una jeep che li aspettava subito fuori dalla tenda, arrivata successivamente su richiesta del Caporale Hudson.I due montarono, e la jeep partì in sgommata sollevando un denso fumo marrone.Il veicolo andava a tutta velocità, superando torrenti e scarpate, zone fangose e tronchi, talvolta sbandando violentemente nello sterzare.Archimonde soffriva di quel viaggio turbolento, ma la preoccupazione suscitatagli dal Primo Ufficiale gli faceva dimenticare il malessere.Dopo 20 minuti, la jeep arrivò nei pressi di una delle zone disboscate.Archimonde scese, e seguì roland, che senza dire nulla si stava inoltrando rapidamente nel folto della vegetazione.Dopo poco, cominciarono a udire le voci dei soldati della Venticinquesima.Arrivarono sul posto.Archimonde per poco non svenne.Di fronte a lui, alcuni soldati stavano prestando soccorso ad un loro commilitone, bloccato in una trappola.Era una morsa di ferro gigantesca, dentellata e massiccia, che aveva macellato la gamba sinistra dell'uomo.Questo urlava, disperato, mentre i suoi compagni tentavano di fermare l'emorragia.Archimonde vide Hudson, e lo chiamò senza perdere tempo in convenevoli."Caporale Hudson! A rapporto!"Signore! E' arrivato, finalmente!""Che è successo?""Un incubo, Signore...""Racconta!""Stavamo perlustrando quest'area, quando abbiamo sentito degli orridi grugniti, dei versi animaleschi e uno scalpiccio inquietante, e..""Avete avvistato qualcuno?""N.. no Signore, la vegetazione era troppo fitta.. comuqnue, dopo pochi minuti, il soldato Farrel è incappato in questa trappola."Archimonde tacque. Li avevano trovati."Signore..?"Archimonde si girò verso Roland, che lo aveva chiamato."Dimmi Roland..""Sono.. sono loro?""Ssh! Taci!""Ma..""Zitto!""Cos..""Non lo sentite?""Cosa?"Archimonde lo sentiva benissimo. Per alcuni minuti, i suoi affinati sensi sembravano essergli tornati, e la foresta stava urlando il suo odio.Qualcosa si muoveva, li stava circondando."Uomini.. caricatori pronti.."In quel momento, un feroce urlo proruppe il monotono rumoreggiare della foresta.All'improvviso, pesanti passi si sentirono ovunque intorno al gruppo, e spaventosi tintinnii metallici inondarono l'aria.Urla mostruose e parole sbraitate in una lingua sconosciuta fecero accapponare la pelle ai soldati.Qualcosa si stava muovendo, qualcosa di grosso, un gruppo numeroso; i soldati videro ombre sfrecciare tra i tronchi, borbottii incomprensibili e ringhi disumani stavamo terrorizzando i gracili umani.Archimonde aveva paura. Era debole, il suo fisico non era pronto per un combattimento, e si trovavano isolati in una foresta, circondati da quelli che ormai il Demone dava per scontato fossero orchi.I suoi antenati Yautja li descrivevano come guerrieri formidabili, in grado di tenere testa ai più forti tra i Cacciatori.Improvvisamente, un sibilo irregolare fendette l'aria, e un urlo squarciò la foresta.Uno dei soldati cadde riverso a terra, con una grossa ascia dentellata piantata nella schiena.Dalle ombre uscirono gli orchi.Fu un massacro; le grosse creature uscirono dal nulla e si fiondarono sugli spaesati umani, che a malapena riuscivano a imbracciare i fucili e sparare. Il sangue dipinse i tronchi e le grandi felci, mentre gli orchi facevano scempio dei soldati.Archimonde vide Roland estrarre la sua Lama al Plasma, per poi gettarsi sui nemici più vicini in un disperato tentativo di resistere.Il Demone sentì un rumore alle proprie spalle, e fu abbastanza svelto per abbassarsi quando una grossa ascia gli sfiorò la testa.Voltatosi, lo vide.Un orco, il più grosso e minaccioso di tutti, coperto in buona parte da una rozza ma spessa armatura metallica.L'orco era più di due volte Archimonde, e lo guardava con odio e sete di sangue.Cominciò a menare fendenti con una furia senza pari, mentre Archimonde si limitava a schivare gli attacchi.Un piede in fallo e Archimonde cadde rovinosamente, rompendosi una costola.Sentiva l'orco avvicinarsi, lentamente, sicuro della vittoria.Allora, il Demone chiamò l'Erebo.Ma Erebo non rispose.Si voltò, rotolò a sinistra per evitare un colpo dell'orco e poi provò nuovamente a invocare il suo protettore. Ma nulla.Ad un certo punto, l'orco raggiunse Archimonde, e sferrò un poderoso calcio nel fianco del Demone, facendolo volare per qualche metro.Il dolore era lancinante. La vista era distorta, rivoli di sangue denso e scuro otturavano l'orecchio destro del Demone, il dolore al petto era indicibile."Hh.. E.. Erebo.. aiutami..""No, mio Araldo."Quella voce colse Archimonde alla sprovvista; era lui, era Erebo, e gli stava parlando. Gli stava dicendo che non l'avrebbe aiutato. La cosa sembrava impossibile."Cos.. cosa? Erebo... mio Signore.. il tuo Araldo ha bisogno di te..""Non sei più il mio Araldo.""Non capisco...""E' giunto il tuo tempo, è ora che anche le tue polveri vadano a riempire le bianche distese che per tanto tempo hai riempito con la cenere altrui..""No.. non può essere.. io.. ti ho servito..""E lo hai fatto benissimo. Ma è ora di passare il testimone, Kru Shalev.""No.. ti prego.."Archimonde era disperato, il suo volto aveva assunto un'espressione molto umana, un'espressione di terrore.L'orco si stava avvicinando, lentamente, quasi sapesse che Erebo stava parlando, come per dare il tempo ad Archimonde di rendersi conto di ciò che stava per accadere."Archimonde... ti ricordi un certo Rohan?""No, ti prego..""Lo impiccasti, di fronte al suo popolo.. ti ricordi la sua espressione?""Basta, ti supplico..""Era disperato, mio caro, proprio come te..""Perchè mi fai questo..? Perchè..""Perchè tutto deve avere fine, mio Archimonde.""No.. no.. no..""Grimgor, questo adorabile orco, prenderà il tuo posto. E' forte, e facile da plasmare. Sarà un ottimo sostituto.."In quel momento, Archimonde ebbe la conferma che anche l'orco, Grimgor, stava sentendo Erebo, perchè sorrise, un sorriso pieno di cattiveria e sadismo."Ma.. io.. io ti sono stato fedele.. cosa mi hai fatto? Sei tu la causa della mia sofferenza?""Così come ti ho dato i poteri di cui disponevi, così posso toglierteli. Ed è quel che ho fatto.""No.. ti prego..""Le tue Ceneri alzeranno il Mare di Morte che in solitudine governo..""No, no, NO!""..le tue Polveri fluttueranno nei Gelidi Vuoti dell'eternità..""Nooo!""I Morti giacciono, nel palmo di Uno.. i Morti tacciono, per mano di Uno...""NOOOOO!!!!""Nell'Erebo freddo sprofonderanno i Mondi, nell'Erebo buio si perderanno le Menti.. tramonta, Archimonde, perchè il nuovo Araldo sorga!"Erano le parole che Archimonde aveva pronunciato per accedere all'Erebo.E con quelle parole, l'Erebo stava ponendo fine alla sua vita.Mille cose gli balenarono in mente.I tanti compagni, il Maggiore, l'L*B, i suoi uomini, suo padre, i suoi fratelli Yautja, Roland, casa sua, tanto lontana e irraggiungibile.Piangeva. Non aveva mai pianto.Ricordava, una vita, una vita lunghissima.E si disperava.Erebo lo abbandonò, un gelo di morte pervase Archimonde.Non se ne accorse neppure, quando l'ascia di Grimgor gli squarciò la schiena, frantumando la colonna vertebrale.Aveva lo sguardo spento, distante, non sentiva più nulla.Nel suo ultimo momento, vide lei.Colei che decenni prima aveva amato, la Yautja che aveva desiderato, strappatagli dal fato.Sapeva che l'avrebbe raggiunta. Non aveva più paura."Grimgor.. mio Araldo..."Grimgor Zannadiferro Il Tramonto di Uno per l'Alba dell'altro Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 3003 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Settore ignoto -- Greenskin Planet -- Campo Base -Archimonde non si sentiva affatto bene.Era atterrato sul pianeta da qualche ora.Era un mondo antico, rigoglioso, e il verde dominava.Tre quarti del pianeta erano ricoperti da una fitta foresta di alberi giganteschi, che arrivavano anche a 40 metri d'altezza, andando a formare un paesaggio lugubre e poco illuminato, creando un grande contrasto con l'unico mare del pianeta, un abisso profondo oltre ventimila leghe, le cui acque erano abitate da creature da incubo.L'afa era tremenda, e l'aria pullulava di sciami di insetti molto fastidiosi.Per erigere il campo base era stato necessario deforestare una larga porzione di territorio, e ora qualche ettaro di foresta era ridotto ad una pianura riarsa e priva di vegetazione.Il campo era stato circondato da una spessa palizzata, usando i tronchi dei mastodontici alberi abbattuti.Lo spazio circolare dell'accampamento comprendeva le tende delle truppe, alcune torri d'osservazione erette grazie al legname raccolto, uno spiazzo centrale e la tenda di Archimonde.Questa era posta al centro, ed era la più grande.Il sole era alto nel cielo, e tartassava gli uomini di Archimonde, impietoso, abbassando il morale delle truppe.Alcune pattuglie erano già state inviate in ricognizione, a perlustrare le vicinanze in cerca di segni di vita; tutto ciò che avevano trovato erano creature mostruose e animali di grosse dimensioni, che avevano creato non pochi problemi, arrivando a divorare addirittura qualche soldato.Ma di orchi, nemmeno l'ombra.Archimonde era disteso sul letto della propria tenda, sofferente.Un forte senso d'ansia lo attanagliava, e si sentiva ancora più debole; faticava a tenere gli occhi aperti, e il respiro si era fatto affannoso.Roland entrò in silenzio, aspettando che Archimonde gli parlasse."Roland.. sei tu?""Si, mio Signore..""Ah.. bene.. come procedono le esplorazioni?""Ancora nulla, Signore.. però stiamo aprendo alcuni varchi nella vegetazione, presto saremo in grado di avanzare con più sicurezza.""Bene.. stai svolgendo un buon.. lavoro..""Signore, non si affatichi oltre..""Tranquillo Roland, posso ancora parlare..""Il fatto che riesca a fare a malapena quello mi preoccupa..""Cambiamo argomento... quando arriveranno le prossime truppe dalle Panzer?""Domani, alle ore 8 e zero zero in punto. Faremo sbarcare quattro interi plotoni.""Non ti sembra e.. esagerato? Insomma, non abbiamo ancora trovato quel che cerchiamo..""Precauzione, mio Signore.""Certo.. capisco.. ora va, lasciami solo.""Certo mio Signore. La informerò in caso di novità."- Due ore dopo -Roland correva affannosamente attraverso il campo.I soldati che lo vedevano arrivare rimanevano perplessi, non capendo cosa potesse suscitare quell'agitazione in un pianeta tanto primitivo.Il Primo Ufficiale era un missile, balzava a grandi salti come se avesse avuto un demone alle calcagna.Doveva assolutamente avvisare il suo Signore.Arrivò di corsa alla tenda di Archimonde, ed entrò di botto senza chiedere prima permesso."Mio Signore!!""Cos..? Dannazione Roland, vuoi farmi venire un infarto? Come se non fossi già messo male di mio..""Signore, deve assolutamente venire a vedere!"Archimonde si fece cupo in volto."Che avete trovato?""La Venticinquesima era in ricognizione, l'abbiamo mandata a sud sud ovest di qui, e all'improvviso ci hanno contattato con un codice rosso!""Un codice.. che diamine è successo?!?""Non lo so, il Caporale Hudson farfugliava qualcosa su una trappola! Venga, ora!"Non se lo fece ripetere due volte. Pur se a fatica, si alzò, indossò la tuta dell'L*B alla meno peggio e mise nel fodero una delle sue Magnum.Vedere Roland in quello stato preoccupava il Demone; gli occhi del Primo Ufficiale erano visibilmente terrorizzati, sudava e ansimava più di Archimonde quando aveva una ricaduta.Appena fu pronto, Roland condusse il suo Signore su una jeep che li aspettava subito fuori dalla tenda, arrivata successivamente su richiesta del Caporale Hudson.I due montarono, e la jeep partì in sgommata sollevando un denso fumo marrone.Il veicolo andava a tutta velocità, superando torrenti e scarpate, zone fangose e tronchi, talvolta sbandando violentemente nello sterzare.Archimonde soffriva di quel viaggio turbolento, ma la preoccupazione suscitatagli dal Primo Ufficiale gli faceva dimenticare il malessere.Dopo 20 minuti, la jeep arrivò nei pressi di una delle zone disboscate.Archimonde scese, e seguì roland, che senza dire nulla si stava inoltrando rapidamente nel folto della vegetazione.Dopo poco, cominciarono a udire le voci dei soldati della Venticinquesima.Arrivarono sul posto.Archimonde per poco non svenne.Di fronte a lui, alcuni soldati stavano prestando soccorso ad un loro commilitone, bloccato in una trappola.Era una morsa di ferro gigantesca, dentellata e massiccia, che aveva macellato la gamba sinistra dell'uomo.Questo urlava, disperato, mentre i suoi compagni tentavano di fermare l'emorragia.Archimonde vide Hudson, e lo chiamò senza perdere tempo in convenevoli."Caporale Hudson! A rapporto!"Signore! E' arrivato, finalmente!""Che è successo?""Un incubo, Signore...""Racconta!""Stavamo perlustrando quest'area, quando abbiamo sentito degli orridi grugniti, dei versi animaleschi e uno scalpiccio inquietante, e..""Avete avvistato qualcuno?""N.. no Signore, la vegetazione era troppo fitta.. comuqnue, dopo pochi minuti, il soldato Farrel è incappato in questa trappola."Archimonde tacque. Li avevano trovati."Signore..?"Archimonde si girò verso Roland, che lo aveva chiamato."Dimmi Roland..""Sono.. sono loro?""Ssh! Taci!""Ma..""Zitto!""Cos..""Non lo sentite?""Cosa?"Archimonde lo sentiva benissimo. Per alcuni minuti, i suoi affinati sensi sembravano essergli tornati, e la foresta stava urlando il suo odio.Qualcosa si muoveva, li stava circondando."Uomini.. caricatori pronti.."In quel momento, un feroce urlo proruppe il monotono rumoreggiare della foresta.All'improvviso, pesanti passi si sentirono ovunque intorno al gruppo, e spaventosi tintinnii metallici inondarono l'aria.Urla mostruose e parole sbraitate in una lingua sconosciuta fecero accapponare la pelle ai soldati.Qualcosa si stava muovendo, qualcosa di grosso, un gruppo numeroso; i soldati videro ombre sfrecciare tra i tronchi, borbottii incomprensibili e ringhi disumani stavamo terrorizzando i gracili umani.Archimonde aveva paura. Era debole, il suo fisico non era pronto per un combattimento, e si trovavano isolati in una foresta, circondati da quelli che ormai il Demone dava per scontato fossero orchi.I suoi antenati Yautja li descrivevano come guerrieri formidabili, in grado di tenere testa ai più forti tra i Cacciatori.Improvvisamente, un sibilo irregolare fendette l'aria, e un urlo squarciò la foresta.Uno dei soldati cadde riverso a terra, con una grossa ascia dentellata piantata nella schiena.Dalle ombre uscirono gli orchi.Fu un massacro; le grosse creature uscirono dal nulla e si fiondarono sugli spaesati umani, che a malapena riuscivano a imbracciare i fucili e sparare. Il sangue dipinse i tronchi e le grandi felci, mentre gli orchi facevano scempio dei soldati.Archimonde vide Roland estrarre la sua Lama al Plasma, per poi gettarsi sui nemici più vicini in un disperato tentativo di resistere.Il Demone sentì un rumore alle proprie spalle, e fu abbastanza svelto per abbassarsi quando una grossa ascia gli sfiorò la testa.Voltatosi, lo vide.Un orco, il più grosso e minaccioso di tutti, coperto in buona parte da una rozza ma spessa armatura metallica.L'orco era più di due volte Archimonde, e lo guardava con odio e sete di sangue.Cominciò a menare fendenti con una furia senza pari, mentre Archimonde si limitava a schivare gli attacchi.Un piede in fallo e Archimonde cadde rovinosamente, rompendosi una costola.Sentiva l'orco avvicinarsi, lentamente, sicuro della vittoria.Allora, il Demone chiamò l'Erebo.Ma Erebo non rispose.Si voltò, rotolò a sinistra per evitare un colpo dell'orco e poi provò nuovamente a invocare il suo protettore. Ma nulla.Ad un certo punto, l'orco raggiunse Archimonde, e sferrò un poderoso calcio nel fianco del Demone, facendolo volare per qualche metro.Il dolore era lancinante. La vista era distorta, rivoli di sangue denso e scuro otturavano l'orecchio destro del Demone, il dolore al petto era indicibile."Hh.. E.. Erebo.. aiutami..""No, mio Araldo."Quella voce colse Archimonde alla sprovvista; era lui, era Erebo, e gli stava parlando. Gli stava dicendo che non l'avrebbe aiutato. La cosa sembrava impossibile."Cos.. cosa? Erebo... mio Signore.. il tuo Araldo ha bisogno di te..""Non sei più il mio Araldo.""Non capisco...""E' giunto il tuo tempo, è ora che anche le tue polveri vadano a riempire le bianche distese che per tanto tempo hai riempito con la cenere altrui..""No.. non può essere.. io.. ti ho servito..""E lo hai fatto benissimo. Ma è ora di passare il testimone, Kru Shalev.""No.. ti prego.."Archimonde era disperato, il suo volto aveva assunto un'espressione molto umana, un'espressione di terrore.L'orco si stava avvicinando, lentamente, quasi sapesse che Erebo stava parlando, come per dare il tempo ad Archimonde di rendersi conto di ciò che stava per accadere."Archimonde... ti ricordi un certo Rohan?""No, ti prego..""Lo impiccasti, di fronte al suo popolo.. ti ricordi la sua espressione?""Basta, ti supplico..""Era disperato, mio caro, proprio come te..""Perchè mi fai questo..? Perchè..""Perchè tutto deve avere fine, mio Archimonde.""No.. no.. no..""Grimgor, questo adorabile orco, prenderà il tuo posto. E' forte, e facile da plasmare. Sarà un ottimo sostituto.."In quel momento, Archimonde ebbe la conferma che anche l'orco, Grimgor, stava sentendo Erebo, perchè sorrise, un sorriso pieno di cattiveria e sadismo."Ma.. io.. io ti sono stato fedele.. cosa mi hai fatto? Sei tu la causa della mia sofferenza?""Così come ti ho dato i poteri di cui disponevi, così posso toglierteli. Ed è quel che ho fatto.""No.. ti prego..""Le tue Ceneri alzeranno il Mare di Morte che in solitudine governo..""No, no, NO!""..le tue Polveri fluttueranno nei Gelidi Vuoti dell'eternità..""Nooo!""I Morti giacciono, nel palmo di Uno.. i Morti tacciono, per mano di Uno...""NOOOOO!!!!""Nell'Erebo freddo sprofonderanno i Mondi, nell'Erebo buio si perderanno le Menti.. tramonta, Archimonde, perchè il nuovo Araldo sorga!"Erano le parole che Archimonde aveva pronunciato per accedere all'Erebo.E con quelle parole, l'Erebo stava ponendo fine alla sua vita.Mille cose gli balenarono in mente.I tanti compagni, il Maggiore, l'L*B, i suoi uomini, suo padre, i suoi fratelli Yautja, Roland, casa sua, tanto lontana e irraggiungibile.Piangeva. Non aveva mai pianto.Ricordava, una vita, una vita lunghissima.E si disperava.Erebo lo abbandonò, un gelo di morte pervase Archimonde.Non se ne accorse neppure, quando l'ascia di Grimgor gli squarciò la schiena, frantumando la colonna vertebrale.Aveva lo sguardo spento, distante, non sentiva più nulla.Nel suo ultimo momento, vide lei.Colei che decenni prima aveva amato, la Yautja che aveva desiderato, strappatagli dal fato.Sapeva che l'avrebbe raggiunta. Non aveva più paura."Grimgor.. mio Araldo..."Grimgor Zannadiferro Incubi Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 3003 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Settore ignoto -- Plancia della Torpedine -Archimonde si era trasferito sulla Torpedine.Essere al comando della sua amata Banshee lo rilassava un pò, e lo distoglieva dal continuo malessere.Nuovi sintomi stavano affliggendo il Demone: si sentiva debole, e lo stava diventando, i suoi riflessi ormai erano lenti e la sua disumana forza si era ridotta drasticamente, così come i suoi acuti sensi.Dormiva pochissimo, poche ore di sonno agitato durante il quale incubi del passato lo tormentavano.Il Primo Ufficiale era entrato di soppiatto negli alloggi di Archimonde, e lo osservava, con compassione, mentre dormiva, ansimando e muovendosi in continuazione.Archimonde sognava.Il cielo era una tetra cappa scura. La pioggia torrenziale aveva fatto straripare i fiumi e ingrossare i torrenti, frane e slavine stavano flagellando i fianchi delle colline.Kru Shalev, il futuro Archimonde, era accovacciato, col capo chino: osservava una scia verde spento scivolare verso la valle dietro di lui insieme all'acqua impetuosa, che evaporava al contatto con quel liquido verde.Era il periodo della Lunga Falce, durante il quale la Luna del pianeta madre degli Yautja si colorava di rosso e manteneva la forma di una sottilissima falce per alcune settimane.In quel lasso di tempo, gli Yautja si davano alla Caccia, nel modo più cruento.Gli Xenomorfi venivano liberati su vari pianeti, dove poi venivano generate artificialmente situazioni climatiche avverse, per rendere la cosa più impegnativa.Kru, il figlio del Tiranno, osservava quel liquido verde. Sangue, della bestia che stava inseguendo da ore. Era a torso nudo, la sua armatura era ormai inutilizzabile e l'aveva lasciata indietro, così come le lame retrattili, la rete e i cannoni da spalla.Delle placche metalliche gli cingevano i fianchi, dei parastinchi in arcanite gli proteggevano le gambe, e due fasce nere calavano dal bacino sia davanti sia dietro, lacerate e strappate nei combattimenti.Una lunga ma superficiale ferita percorreva la schiena di Kru diagonalmente, mentre una mascella ancora sanguinava, vittima del sangue acido dello Xenomorfo.Teneva la lancia nella mano destra, nonostante anch'essa, non essendo adatta a combattere gli Xenomorfi, fosse leggermente corrosa e deteriorata dal combattimento.Kru osservava. Un bagliore attraversò il cielo, e lui ne approfittò per farsi un idea del terreno che aveva di fronte.Si alzò lentamente, continuando ad osservare la cima della collina in vista.Cominciò a correre, a grandi balzi, evitando massi, detriti e tronchi, talvolta sprofondando nel fango. Mentre si muoveva, un acuto e lacerante verso ruppe il ritmico battere della pioggia e l'ululare del vento.Kru si voltò verso la sua sinistra, da dove era venuto il suono, e lo vide. Sopra un grosso masso, la creatura lo fissava, agitando la coda e mostrando la spaventosa dentatura.I due rimanevano immobili, aspettando che uno muovesse per primo; Kru portò la lancia in posizione di lancio, pronto a scaraventarla verso lo Xenomorfo. Questo si piegò all'indietro tendendo le zampe e irrigidendo la coda, con il suo temibile aculeo puntato verso Kru.Poi, fu un attimo.Un fulmine sfasciò la notte, rullarono i tuoni in lontananza e il rombo di una nuova frana si fece sentire dalla cima della collina.In quell'attimo, lo Xenomorfo fece un balzo dalla sporgenza, puntando a Kru, che attese il momento giusto per scagliare la lancia; quando il mostro fu abbastanza vicino, lo fece, trafiggendo una zampa della creatura.Fiotti di sangue acido fuoriuscirono dalla ferita dello Xenomorfo, innaffiando il torrenziale suolo, che si stava trasformando in un pantano inghiottitore.La bestia emise laceranti urla di dolore, osservando furibonda Kru, che nel frattempo si era arrampicato sulla sporgenza per ripararsi dall'imminente frana.Questa non si fece attendere, e improvvisamente un muro di fango e rocce inondò il campo di battaglia; lo Xenomorfo riuscì a liberarsi in tempo, saltando fulmineo sul masso trascinato dalla corrente più vicino, e continuando a saltare di masso in masso sulla superficie dell'acqua assassina. La sua agilità glielo permetteva, ma non riusciva ad avanzare, per la corrente troppo forte.Kru osservava, sapendo di dover attendere che il flusso d'acqua si fermasse.Quando questo accadde, la bestia balzò a terra nonostante vi fossero ancora 30 centimetri d'acqua e fango tumultuosi, e coprì rapidamente la distanza che la separava da Kru.Egli saltò giù dalla sporgenza, e attutita la caduta corse a testa bassa verso il mostro.I due stavano per scontrarsi, ma Kru scartò di lato, rotolando lontano dallo Xenomorfo; la creatura si voltò furibonda, ma nel frattempo Kru aveva afferrato una roccia di grosse dimensioni e l'aveva scagliata verso il mostro, che non fu in grado di evitarla; l'impatto fu violento, e zampilli di acido indicarono che la bestia era stata ferita. Kru andò andò alla carica, pronto al combattimento, ma il mostro era su tutte le furie, ed evitò facilmente il grosso Yautja, per arrivargli alle spalle e saltargli addosso.Una volta sul dorso di Kru, lo Xenomorfo iniziò a dilaniare la carne con i suoi artigli, infliggendo anche gravi ferite vicino al collo con la doppia bocca retrattile di cui era dotato.Kru impazziva dal dolore, l'attacco del mostro era impetuoso e non riusciva a raggiungerlo, rendendolo impotente.Poi, però, lo Xenomorfo trafisse il fianco sinistro di Kru con la sua coda, e Kru, nonostante l'immane dolore, ne approfittò: afferò saldamente la parte di aculeo che spuntava dal suo fianco, estrasse il pugnale che teneva al fianco e tranciò di netto la coda del mostro. L'arma si sciolse per l'acido della creatura, ma essa, urlando di dolore, cadde rovinosamente dal dorso dello Yautja e si mise a dimenarsi nel tentativo di rialzarsi.Kru fu più veloce, si girò, portò le braccia sopra la testa chiuse a pugno, e urloò, urlò tutta la sua rabbia; la bestia senza occhi sembrava fissarlo, rassegnata, ma piena di odio, per quella razza che da millenni dava loro la Caccia.Un fulmine. Kru abbassò le braccia, fracassando il lungo cranio della creatura.Un tuono.Tutto si fece buio.Archimonde si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore e col respiro affannato.Si riprese un attimo, poi notò la porta aperta, e il Primo Ufficiale sulla soglia, che sembrò sul punto di dire qualcosa, ma Archimonde lo interruppe."Non parlare. Non hai nulla da dire.""Signore.. mi spiace.""A me di più... mi spiace di essere sempre stato così..""Lei sta morendo, vero?"Archimonde tacque. Ci aveva pensato. Quella non era una semplice malattia; i suoi Scienziati non avevano trovato alcuna spiegazione al suo malessere."Penso di si... il mio tempo sembra essere giunto..""Non voglio che lei muoia..""Nemmeno io voglio morire, Roland..."Il silenzio calò tra i due. Roland, il primo Ufficiale, aveva le lacrime agli occhi. In un gesto istintivo, abbracciò Archimonde.Il comandante non era mai stato abbracciato, tantomeno da un suo sottoposto. Non era un abbraccio affettuoso, era forte, deciso, di solidarietà e fiducia.Archimonde non sapeva come comportarsi, quindi lasciò fare, senza ricambiare però l'abbraccio.Roland si staccò, singhiozzando."Scus.. scusi Signore, non dovevo.. è che...""Non devi scusarti...""Va bene... ah, Signore..?""Si?""Siamo arrivati."Grimgor Zannadiferro L'inizio della Fine Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 3003 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Plancia della Crawler -Archimonde osservava il soffitto, con aria stanca.I suoi occhi demoniaci, solitamente di un chiarissimo azzurro striato di bianco, erano ora grigi.Si sentiva spossato, senza forze. Da qualche tempo, soffriva di nausea e di frequenti mal di testa.Aveva provato a mettersi in contatto con l'Erebo, ma, con sua grande sorpresa, senza successo.Si sentiva solo, inutile.Nemmeno la nuova Superammiraglia, la Crawler, era riuscita a tirarlo su: la nave era molto bella, potente, sublime in ogni suo aspetto.Archimonde non ne era contento. Sedeva, abbandonato, sullo scranno metallico della plancia. Roteò gli occhi, inclinò la testa su un lato, e cominciò a mormorare parole spente, senza forza, un sussurro strascicato privo di vigore."Metallo... solo metallo... bulloni, lastre, cannoni... tutto passa, tutto scorre... è forse questa, la pace? Questa, la serenità? Il tanto agognato riposo?"Voltò il capo dall'altra parte, verso il Primo Ufficiale."Carne ed ossa.. fragili involucri vuoti, mossi dalle sottili membra del destino... punti, su un immenso sfondo piatto, dove tutti sono uguali.."Battè le palpebre, lentamente, tenendole chiuse per qualche attimo."Di fronte a Lei, cosa può un uomo? Cosa posso, io, Demone, di fronte alla sua Falce, alla sua terza mano, che tutto prende e nulla dona, se non l'eterno buio?"Tossì. Non lo aveva mai fatto. La sua salute era sempre stata ferrea, il suo corpo immune dalla malattia e la spossatezza.Ricordi del tempo che fu gli invasero la mente."Kru... Shalev.. questo era il mio nome... Elitè degli Yautja, figlio del Re, nostro Tiranno, Cacciatore della Terza Luna... cosa ho fatto? Cosa sono diventato? Mostro tra i mostri, sovrano di un popolo di spettri.."Il mal di testa lo assillava da un ora, ormai."Padre.. perchè mi hai fatto questo? Mi dicesti traditore, mi donasti l'esilio, mi rendesti Reietto, e mi inviasti in questa Galassia per liberarti di me... e mi rendesti l'Archimonde, il peggiore dei peggiore, comandante di un esercito di criminali e Reietti, come me.."La testa gli girava, e a nulla erano servite le grosse dosi di antidolorifici assunte."Divenni mostro, Demone, impuro essere dannato... e incontrai lui, Erebo, il mio Signore.. egli mi rese forte, e mi apprezzò.. ma perchè, ora, questo?"Alzò il braccio destro, portando la mano sotto il suo sguardo. La osservava, scrutandone la pelle azzurra e liscia."Cosa sono? Chi sono? E' questo il mio destino? Giacere solo e abbandonato da tutti, dall'universo intero? Che ho fatto, per meritarmelo?"Chiuse gli occhi, riportando la mano sul bracciolo.Non ce la faceva più. Doveva trovare il modo di tenersi impegnato, doveva darsi uno scopo, ora che la paura, sensazione a lui estranea per molto tempo, si stava impossessando di lui.Paura che fosse giunta la fine.Passarono alcuni minuti, nel silenzio, solo i suoni piatti e monotoni dei computer di bordo, i passi dell'equipaggio di sottofondo.Alcuni di questi passi si fecero sempre più forti, più vicini.Archimonde aprì un solo occhio, incuriosito; il Primo Ufficiale si era avvicinato, con un fascicolo giallo in mano, un vecchio diario acquistato da un avido mercante per una cifra esorbitante.Doveva essere il diario di Kij' Ashashi, uno Yautjia leggendario, che si diceva fosse stato mandato in quella galassia secoli prima, alla ricerca di nuove prede.Il Primo Ufficiale guardava Archimonde.Il Demone leggeva nei suoi occhi compassione e pena; questo lo fece irritare."Cosa guardi?""Nulla, mio Signore..""Bugiardo.. tu, e tutta la tua razza...""Signore...""Che vuoi..?""Ci siamo."Archimonde tacque."Sei sicuro?""Le coordinate sono queste, anche se è stato difficile raggiungerle. Il pianeta c'è, abbiamo inviato un paio di pattuglie per allestire il campo base.""E come procede?""Bene, è già quasi ultimato, domani potrà sbarcare.""Eccellente..""Signore?""Parla..""E' sicuro di voler andare di persona?""Perchè lo chiedi?""Lei sta male, mio Signore. E' palese. Non vorrei che le cose si aggravassero.""Non preoccuparti... non mi ha ucciso l'Inferno, come può farlo un pò di sonno arretrato?""Signore, non è solo sonno arretrato... lei ha qualcosa che non va.""Ti ho detto di non preoccuparti. Ora va... lasciami solo.""Si.. mio Signore.."Li avevano trovati.Kij 'Ashashi li aveva identificati come prede eccellenti, fiere creature dall'indomabile orgoglio e dall'immensa dedizione guerriera.Un popolo tribale, primitivo.Orchi.Grimgor Zannadiferro Incubi Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2997 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Settore ignoto -- Plancia della Torpedine -Archimonde si era trasferito sulla Torpedine.Essere al comando della sua amata Banshee lo rilassava un pò, e lo distoglieva dal continuo malessere.Nuovi sintomi stavano affliggendo il Demone: si sentiva debole, e lo stava diventando, i suoi riflessi ormai erano lenti e la sua disumana forza si era ridotta drasticamente, così come i suoi acuti sensi.Dormiva pochissimo, poche ore di sonno agitato durante il quale incubi del passato lo tormentavano.Il Primo Ufficiale era entrato di soppiatto negli alloggi di Archimonde, e lo osservava, con compassione, mentre dormiva, ansimando e muovendosi in continuazione.Archimonde sognava.Il cielo era una tetra cappa scura. La pioggia torrenziale aveva fatto straripare i fiumi e ingrossare i torrenti, frane e slavine stavano flagellando i fianchi delle colline.Kru Shalev, il futuro Archimonde, era accovacciato, col capo chino: osservava una scia verde spento scivolare verso la valle dietro di lui insieme all'acqua impetuosa, che evaporava al contatto con quel liquido verde.Era il periodo della Lunga Falce, durante il quale la Luna del pianeta madre degli Yautja si colorava di rosso e manteneva la forma di una sottilissima falce per alcune settimane.In quel lasso di tempo, gli Yautja si davano alla Caccia, nel modo più cruento.Gli Xenomorfi venivano liberati su vari pianeti, dove poi venivano generate artificialmente situazioni climatiche avverse, per rendere la cosa più impegnativa.Kru, il figlio del Tiranno, osservava quel liquido verde. Sangue, della bestia che stava inseguendo da ore. Era a torso nudo, la sua armatura era ormai inutilizzabile e l'aveva lasciata indietro, così come le lame retrattili, la rete e i cannoni da spalla.Delle placche metalliche gli cingevano i fianchi, dei parastinchi in arcanite gli proteggevano le gambe, e due fasce nere calavano dal bacino sia davanti sia dietro, lacerate e strappate nei combattimenti.Una lunga ma superficiale ferita percorreva la schiena di Kru diagonalmente, mentre una mascella ancora sanguinava, vittima del sangue acido dello Xenomorfo.Teneva la lancia nella mano destra, nonostante anch'essa, non essendo adatta a combattere gli Xenomorfi, fosse leggermente corrosa e deteriorata dal combattimento.Kru osservava. Un bagliore attraversò il cielo, e lui ne approfittò per farsi un idea del terreno che aveva di fronte.Si alzò lentamente, continuando ad osservare la cima della collina in vista.Cominciò a correre, a grandi balzi, evitando massi, detriti e tronchi, talvolta sprofondando nel fango. Mentre si muoveva, un acuto e lacerante verso ruppe il ritmico battere della pioggia e l'ululare del vento.Kru si voltò verso la sua sinistra, da dove era venuto il suono, e lo vide. Sopra un grosso masso, la creatura lo fissava, agitando la coda e mostrando la spaventosa dentatura.I due rimanevano immobili, aspettando che uno muovesse per primo; Kru portò la lancia in posizione di lancio, pronto a scaraventarla verso lo Xenomorfo. Questo si piegò all'indietro tendendo le zampe e irrigidendo la coda, con il suo temibile aculeo puntato verso Kru.Poi, fu un attimo.Un fulmine sfasciò la notte, rullarono i tuoni in lontananza e il rombo di una nuova frana si fece sentire dalla cima della collina.In quell'attimo, lo Xenomorfo fece un balzo dalla sporgenza, puntando a Kru, che attese il momento giusto per scagliare la lancia; quando il mostro fu abbastanza vicino, lo fece, trafiggendo una zampa della creatura.Fiotti di sangue acido fuoriuscirono dalla ferita dello Xenomorfo, innaffiando il torrenziale suolo, che si stava trasformando in un pantano inghiottitore.La bestia emise laceranti urla di dolore, osservando furibonda Kru, che nel frattempo si era arrampicato sulla sporgenza per ripararsi dall'imminente frana.Questa non si fece attendere, e improvvisamente un muro di fango e rocce inondò il campo di battaglia; lo Xenomorfo riuscì a liberarsi in tempo, saltando fulmineo sul masso trascinato dalla corrente più vicino, e continuando a saltare di masso in masso sulla superficie dell'acqua assassina. La sua agilità glielo permetteva, ma non riusciva ad avanzare, per la corrente troppo forte.Kru osservava, sapendo di dover attendere che il flusso d'acqua si fermasse.Quando questo accadde, la bestia balzò a terra nonostante vi fossero ancora 30 centimetri d'acqua e fango tumultuosi, e coprì rapidamente la distanza che la separava da Kru.Egli saltò giù dalla sporgenza, e attutita la caduta corse a testa bassa verso il mostro.I due stavano per scontrarsi, ma Kru scartò di lato, rotolando lontano dallo Xenomorfo; la creatura si voltò furibonda, ma nel frattempo Kru aveva afferrato una roccia di grosse dimensioni e l'aveva scagliata verso il mostro, che non fu in grado di evitarla; l'impatto fu violento, e zampilli di acido indicarono che la bestia era stata ferita. Kru andò andò alla carica, pronto al combattimento, ma il mostro era su tutte le furie, ed evitò facilmente il grosso Yautja, per arrivargli alle spalle e saltargli addosso.Una volta sul dorso di Kru, lo Xenomorfo iniziò a dilaniare la carne con i suoi artigli, infliggendo anche gravi ferite vicino al collo con la doppia bocca retrattile di cui era dotato.Kru impazziva dal dolore, l'attacco del mostro era impetuoso e non riusciva a raggiungerlo, rendendolo impotente.Poi, però, lo Xenomorfo trafisse il fianco sinistro di Kru con la sua coda, e Kru, nonostante l'immane dolore, ne approfittò: afferò saldamente la parte di aculeo che spuntava dal suo fianco, estrasse il pugnale che teneva al fianco e tranciò di netto la coda del mostro. L'arma si sciolse per l'acido della creatura, ma essa, urlando di dolore, cadde rovinosamente dal dorso dello Yautja e si mise a dimenarsi nel tentativo di rialzarsi.Kru fu più veloce, si girò, portò le braccia sopra la testa chiuse a pugno, e urloò, urlò tutta la sua rabbia; la bestia senza occhi sembrava fissarlo, rassegnata, ma piena di odio, per quella razza che da millenni dava loro la Caccia.Un fulmine. Kru abbassò le braccia, fracassando il lungo cranio della creatura.Un tuono.Tutto si fece buio.Archimonde si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore e col respiro affannato.Si riprese un attimo, poi notò la porta aperta, e il Primo Ufficiale sulla soglia, che sembrò sul punto di dire qualcosa, ma Archimonde lo interruppe."Non parlare. Non hai nulla da dire.""Signore.. mi spiace.""A me di più... mi spiace di essere sempre stato così..""Lei sta morendo, vero?"Archimonde tacque. Ci aveva pensato. Quella non era una semplice malattia; i suoi Scienziati non avevano trovato alcuna spiegazione al suo malessere."Penso di si... il mio tempo sembra essere giunto..""Non voglio che lei muoia..""Nemmeno io voglio morire, Roland..."Il silenzio calò tra i due. Roland, il primo Ufficiale, aveva le lacrime agli occhi. In un gesto istintivo, abbracciò Archimonde.Il comandante non era mai stato abbracciato, tantomeno da un suo sottoposto. Non era un abbraccio affettuoso, era forte, deciso, di solidarietà e fiducia.Archimonde non sapeva come comportarsi, quindi lasciò fare, senza ricambiare però l'abbraccio.Roland si staccò, singhiozzando."Scus.. scusi Signore, non dovevo.. è che...""Non devi scusarti...""Va bene... ah, Signore..?""Si?""Siamo arrivati."Grimgor Zannadiferro L'inizio della fine Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2997 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Plancia della Crawler -Archimonde osservava il soffitto, con aria stanca.I suoi occhi demoniaci, solitamente di un chiarissimo azzurro striato di bianco, erano ora grigi.Si sentiva spossato, senza forze. Da qualche tempo, soffriva di nausea e di frequenti mal di testa.Aveva provato a mettersi in contatto con l'Erebo, ma, con sua grande sorpresa, senza successo.Si sentiva solo, inutile.Nemmeno la nuova Superammiraglia, la Crawler, era riuscita a tirarlo su: la nave era molto bella, potente, sublime in ogni suo aspetto.Archimonde non ne era contento. Sedeva, abbandonato, sullo scranno metallico della plancia. Roteò gli occhi, inclinò la testa su un lato, e cominciò a mormorare parole spente, senza forza, un sussurro strascicato privo di vigore."Metallo... solo metallo... bulloni, lastre, cannoni... tutto passa, tutto scorre... è forse questa, la pace? Questa, la serenità? Il tanto agognato riposo?"Voltò il capo dall'altra parte, verso il Primo Ufficiale."Carne ed ossa.. fragili involucri vuoti, mossi dalle sottili membra del destino... punti, su un immenso sfondo piatto, dove tutti sono uguali.."Battè le palpebre, lentamente, tenendole chiuse per qualche attimo."Di fronte a Lei, cosa può un uomo? Cosa posso, io, Demone, di fronte alla sua Falce, alla sua terza mano, che tutto prende e nulla dona, se non l'eterno buio?"Tossì. Non lo aveva mai fatto. La sua salute era sempre stata ferrea, il suo corpo immune dalla malattia e la spossatezza.Ricordi del tempo che fu gli invasero la mente."Kru... Shalev.. questo era il mio nome... Elitè degli Yautja, figlio del Re, nostro Tiranno, Cacciatore della Terza Luna... cosa ho fatto? Cosa sono diventato? Mostro tra i mostri, sovrano di un popolo di spettri.."Il mal di testa lo assillava da un ora, ormai."Padre.. perchè mi hai fatto questo? Mi dicesti traditore, mi donasti l'esilio, mi rendesti Reietto, e mi inviasti in questa Galassia per liberarti di me... e mi rendesti l'Archimonde, il peggiore dei peggiore, comandante di un esercito di criminali e Reietti, come me.."La testa gli girava, e a nulla erano servite le grosse dosi di antidolorifici assunte."Divenni mostro, Demone, impuro essere dannato... e incontrai lui, Erebo, il mio Signore.. egli mi rese forte, e mi apprezzò.. ma perchè, ora, questo?"Alzò il braccio destro, portando la mano sotto il suo sguardo. La osservava, scrutandone la pelle azzurra e liscia."Cosa sono? Chi sono? E' questo il mio destino? Giacere solo e abbandonato da tutti, dall'universo intero? Che ho fatto, per meritarmelo?"Chiuse gli occhi, riportando la mano sul bracciolo.Non ce la faceva più. Doveva trovare il modo di tenersi impegnato, doveva darsi uno scopo, ora che la paura, sensazione a lui estranea per molto tempo, si stava impossessando di lui.Paura che fosse giunta la fine.Passarono alcuni minuti, nel silenzio, solo i suoni piatti e monotoni dei computer di bordo, i passi dell'equipaggio di sottofondo.Alcuni di questi passi si fecero sempre più forti, più vicini.Archimonde aprì un solo occhio, incuriosito; il Primo Ufficiale si era avvicinato, con un fascicolo giallo in mano, un vecchio diario acquistato da un avido mercante per una cifra esorbitante.Doveva essere il diario di Kij' Ashashi, uno Yautjia leggendario, che si diceva fosse stato mandato in quella galassia secoli prima, alla ricerca di nuove prede.Il Primo Ufficiale guardava Archimonde.Il Demone leggeva nei suoi occhi compassione e pena; questo lo fece irritare."Cosa guardi?""Nulla, mio Signore..""Bugiardo.. tu, e tutta la tua razza...""Signore...""Che vuoi..?""Ci siamo."Archimonde tacque."Sei sicuro?""Le coordinate sono queste, anche se è stato difficile raggiungerle. Il pianeta c'è, abbiamo inviato un paio di pattuglie per allestire il campo base.""E come procede?""Bene, è già quasi ultimato, domani potrà sbarcare.""Eccellente..""Signore?""Parla..""E' sicuro di voler andare di persona?""Perchè lo chiedi?""Lei sta male, mio Signore. E' palese. Non vorrei che le cose si aggravassero.""Non preoccuparti... non mi ha ucciso l'Inferno, come può farlo un pò di sonno arretrato?""Signore, non è solo sonno arretrato... lei ha qualcosa che non va.""Ti ho detto di non preoccuparti. Ora va... lasciami solo.""Si.. mio Signore.."Li avevano trovati.Kij 'Ashashi li aveva identificati come prede eccellenti, fiere creature dall'indomabile orgoglio e dall'immensa dedizione guerriera.Un popolo tribale, primitivo.Orchi.Grimgor Zannadiferro Preparativi Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2906 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Plancia della Torpedine -Erano passate alcune ore da quando aveva impartito gli ultimi ordini. Tutto procedeva tranquillamente, ma chiunque poteva capire che era una tranquillità momentanea.La sbronza gli era passata, e ora Archimonde era lucido. Lucido e preoccupato.Le sue navi pattugliavano incessantemente il perimetro del pianeta. Il cmd MadCris, ignaro di tutto e venuto a consegnare un grosso carico di metallo, fu avvertito con l'olotrasmettiore, e indirizzato ad un altro pianeta. Oltre a lui, solo una piccola flotta di Merchant Freighter tentò di avvicinarsi al pianeta: dopo ripetuti avvisi e svariati colpi d'avvertimento, la Torpedine e le altre corazzate fecero fuoco sulle fragili navi, lasciando solo polvere e detriti.Nonostante il gesto avrebbe potuto avere ripercussioni legali, Archimonde non esitò a dare l'ordine di fuoco: per nulla al mondo avrebbe permesso a quell'infezione di uscire da quel pianeta.La situazione richiedeva provvedimenti particolari. Aveva perso molti uomini, e temeva che tentare di nuovo con più truppe avrebbe significato solo una sconfitta ancora più pesante.I suoi uomini, per quanto addestrati ed efficienti, non erano stati in grado di risolvere la situazione. Ci volevano soldati migliori.Archimode si rivolse all'addetto alla Catalogazione Dati, li presente per un sopralluogo dei sistemi informatici della vecchia Torpedine."Mi scusi, signor Pavel.. ha un minuto?""Un minuto? Certo, nessun problema! Dopotutto, qui non c'è molto da fare, questa vecchia carcassa di nave non sembra avere problemi!""Me ne rallegro.. ma non era di questo che volevo parlare..""No, suppongo... di cosa, allora?""Da quello che so, il suo lavoro è molto particolare. E lo stipendio astronomico che le passo lo conferma.""Si, bè, è una mansione delicata, sa, se il sistema informatico di una nave va in malora, salta tutto..""Si, ne sono al corrente. Ma lei non viene strapagato per questo, o sbaglio?""No... infatti..""Lei ha le labbra cucite dal segreto professionale... il suo compito più delicato è quello di catalogare e archiviare ogni genere di file e informazione registrata dalla Logistica.. vero?""Esatto.. navi, pianeti, flotte, zone ad alto rischio, dati di produzione, andamento del mercato, rifornimenti, registri.. un pò tutto.""Perfetto. Spero abbia ciò che fa al caso mio.""Ossia?""Truppe. Mi servono truppe. Ma non truppe qualsiasi, truppe d'elite. Il meglio del meglio, soldati pronti a tutto, anche mercenari, se necessario. Ha qualcosa per me?""Forse... dunque.. le sconsiglio i mercenari, non sono poi così affidabili.. il suo Impero dovrebbe ancora avere delle armi batteriologiche viventi, delle cose chiamate Xeno qualcosa, ma non mi ispirano. Cos'altro... la maggior parte dei cmd di questa Galassia usa truppe Standard... potrebbe affidarsi agli androidi, so per certo che sono molto efficaci in battaglia... o dei cyborg, nulla vieta, ma non ce ne sono molti adatti alla guerra...""Capisco... altro? Qualche nostro alleato?""Alleati... forse.. ma si, certo! Il Maggiore Karl Ruprecht Kroenen! Lui ha ciò che fa al caso suo! I..""I Kerberos, lo so...""Se lo sa, perchè ha voluto sapere altre possibilità?""Vede.. conosco il Maggiore... non è il tipo che regala eserciti in giro, soprattutto se sono Kerberos... inoltre, egli sa della mia impulsività, potrebbe temere che li usi in modo scorretto, mandandoli al massacro...""Tutto chiaro.. ma se vuole la mia opinione, i Kerberos sono l'opzione migliore. So parecchie cose sul loro addestramento, e su come vengono reclutati e cresciuti. Se c'è un soldato il cui nome è Morte, quello è un Kerberos.""Già.. li ho visti in azione...""Sa come la penso.""E sia. Proverò a chiedere al Maggiore, ma non sono molto ottimista. Grazie dei consigli, può andare.""Di nulla, arrivederci mio Signore."Il signor Pavel abbandonò la stanza, lasciando Archimonde solo coi suoi pensieri. Pur essendo il Maggiore suo alleato, e nonostante egli lo negasse, anche suo amico, l'idea di chiedere "in prestito" dei soldati lo metteva a disagio.Non avendolo mai fatto, non sapeva come avrebbe reagito a quella richiesta.Prese un sospiro profondo, cercando di rilassarsi il più possibile. Poi, lentamente, attivò il Ponte Ologrammi, impostandolo sulla frequenza privata del Maggiore.L'ologramma assunse il suo solito aspetto d'attesa, con quel piccolo globo rotante. Dopo pochi minuti, fu sintonizzato, e uno sfrigolio elettronico preannunciò la connessione del Maggiore."Buonasera, mein Herr.""Archimonde.. buonasera. Sa vero che sono molto occupato?""Si, mein Herr, lo so. Ma è importante.""Deve esserlo, per avermi disturbato a quest'ora della notte.""Mi creda, lo è. Devo chiederle un favore.""Che tipo di favore, Herr Archimonde?""Ho bisogno di truppe, mein Herr. Di Kerberos, per l'esattezza.""Mi faccia capire.. lei interrompe i miei lavori a così tarda ora per chiedermi dei soldati in prestito?""Esattamente, mein Herr. So che può sembrarle assurdo e irragionevole, ma...""Mi sembra assurdo e irragionevole perchè è assurdo e irragionevole. Non vedo motivo per cui dovrei mettere a repentaglio la vita anche solo di uno dei miei Kerberos, se non per motivi davvero importanti. E dubito lei ne abbia uno..""Ce l'ho, invece.""La ascolto.""La recente diffusione del presunto virus ha colpito un mio pianeta, uno dei più importanti. Sfortunatamente, sembra che siano intervenuti altri fattori, che hanno creato una versione diversa e più adattabile dell'originale. Ho quindi tentato di..""Non è un virus.""Prego?""Non è un virus, herr Archimonde. E' arrivata la notizia qualche ora fa. Sono onde, onde Theta, in grandi quantità. Ora gli effetti di queste onde stanno propagandosi anche sulle navi, e stanno causando sempre più suicidi di massa. Strano che le non ne sappia nulla..""Già.. strano.. finora non ho riscontrato alcun tipo di suicidio.. anzi, nella mia situazione, un suicidio sarebbe gradito. Comunque, stavo dicendo: ho tentato di sedare le rivolte sul pianeta, ma il virus ha reso i ribelli incredibilmente forti e letali. Ho subito una schiacciante sconfitta, e intendo cambiare tattica, estirpando il male alla radice.""Non è un virus, le ho detto. E comunque, non è certo colpa mia se le sue truppe sono impreparate. E sei lei è un incompetente per quanto riguarda la guerra, non posso farci nulla.""Si, mein Herr... ma come ho già accennato, intendo cambiare tattica. Un attacco fantasma, un attacco mirato e silenzioso. Non necessito di molti uomini, mi creda, sono ottimista sulla riuscita dell'operazione. Ma ho bisogno dei suoi uomini, mein Herr.""Non li manderà al macello come agnellini?""No, li tratterò coi guanti.""...quanti gliene servono?""Quanti me ne può dare?""Posso darle 50 uomini. Non uno di più.""Andranno bene. Grazie, mein Herr.""Faccia attenzione. Risponderà personalmente di ogni danno subito dai miei Kerberos. Passi a prenderli domani, ore 9 e zero zero, puntuale. Saranno pronti.""Ancora grazie, mein Herr.""Buonanotte, Herr Archimonde."Con un breve sfrigolio, la comunicazione si chiuse.Il Maggiore aveva acconsentito. Ma 50 uomini erano dannatamente pochi. Avrebbe dovuto usarli con premura, e l'operazione sarebbe dovuta andare liscia come l'olio, o i risultati sarebbero stati disastrosi.Ma ciò che aveva appreso dal Maggiore lo confondeva.Onde Theta? Abbastanza da creare tutti quegli scompensi e quei suicidi? C'era qualcosa di veramente strano, strano e inquietante.Colto da una morbosa curiosità, Archimonde si ricordò che a bordo di una Mariner erano stati isolati alcuni soldati infetti, dove venivano controllati senza sosta.In quella situazione, sapere il più possibile sugli effetti del virus era fondamentale.Dopo aver chiamato la Mariner con a bordo gli infetti, Archimonde si preparò.Indossò la sua veste nera, un regalo in stile germanico del Maggiore; prese con sè le sue due Magnum da 10 mm, relativi proiettili e il suo pugnale, anch'esso un regalo del Maggiore: lungo 30 cm e seghettato su un lato, presentava lo stemma L*B sull'impugnatura cinerea.Prese tutte queste precauzioni e sbrigate varie procedure, Archimonde attese l'arrivo della Mariner sorseggiando prosecco, senza nemmeno immaginare ciò che stava accadendo a bordo dell nave.Grimgor Zannadiferro Ritorno all'Erebo Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2906 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Sala di Pressurizzazione -- Zona d'attesa per il trasferimento di passeggeri in orbita -Archimonde attendeva impaziente.La Mariner era in ritardo, e la Sala di Pressurizzazione era fredda. Era la sala dove coloro che dovevano passare da una nave all'altra aspettavano, per poi vedere aprirsi una porta che conduceva nella Sala di Pressurizzazione dell'altra nave, che nel frattempo si era agganciata alla prima.Il silenzio era opprimente, e le candide pareti metalliche della stanza ricordavano ad Archimonde un luogo, un luogo a cui non pensava da tempo...L'Erebo... dove tutto sprofonda e dove tutto ha fine. Quelle distese di bianca polvere, quel vento feroce e gelido dal sapore di morte. E il silenzio.Mentre aspettava, l'altoparlante emise il solito suono d'accensione, e la voce un Ufficiale parlò."Mio Signore. E' arrivata una notizia importante. Oceano, quell'ente di cui le abbiamo parlato prima, è morto. Il comandante Vlad lo ha distrutto."Archimonde rimase immobile.Aveva davvero sperato che questo non succedesse. All'inizio, aveva odiato Oceano per quello che aveva fatto, per i miliardi di coloni morti ovunque nella Galassia. Lo aveva odiato per ciò che aveva fatto ai coloni del suo pianeta, Fabbrica. Ma poi, aveva ragionato. Un tale essere, capace di pensiero, parola e sentimento, era una grande risorsa. Da sempre, Archimonde si occupava di Scienza, e le sue navi erano atte a quello. La sua sete di conoscenza non conosceva simili. Quando l'Erebo gli parlò, Archimonde era assuefatto dalle sue parole. E lo era stato anche di quelle di Oceano.Alcuni comandanti fanatici si erano "convertiti", adorandolo come una divinità. Per Archimonde, era una cosa inutile e ridicola. Un essere di quella portata, in grado di causare tutti quei danni e di alterare la percezione umana, poteva essere una grande risorsa scientifica. Questo era il meschino interesse di Archimonde. Studiare Oceano e trarne vantaggio.Ma ormai, era tutto finito.Ma non del tutto. Rimanevano ancora i soldati infetti nella Mariner in arrivo. E il pianeta Fabbrica era ancora sotto gli effetti delle onde Theta e del virus. Una piccola testimonianza del passaggio di una creatura spettacolare.Ci aveva anche parlato, con Oceano. Non si erano detti molto. Ma Archimonde era comunque rimasto colpito, e affascinato.Ora, non rimaneva che consolarsi con ciò che il virus del pianeta Fabbrica aveva in serbo per lui.Archimonde attivò l'olotrasmettitore della stanza, e selezionò il Canale della Scientifica. Dopo pochi minuti, un operatore entrò in comunicazione."Buongiorno, mio Signore.""Buongiorno. Mi passi subito il Dr. Dorian.""Mi spiace, al momento è occupato: riprovi più tardi.""E' occupato? Bene.. allora la metto in un altro modo. O mi passa immediatamente il Dr.Dorian o faccio fucilare lei e tutta la sua famiglia.""Cos..? Oh, io.. subito, Signore! Attenda un attimo!""Fa in fretta."Passarono alcuni secondi, rumori affrettati e voci concitate si udivano dall'altra parte della comunicazione.Poi, finalmente, una voce burbera e tagliente si fecce sempre più forte, finchè il volto quadrato e rugoso del Dr.Dorian non fece capolino nell'olotrasmettitore."Bha! Cos'avrà mai di così importante da chiamarmi a quest..""Buonasera, Dr.Dorian.""Oh.. ehm, buongiorno, mio Signore. Mi ha chiamato?""Si, Dr.Dorian. Ho bisogno di informazioni.""Certo mio Signore! Che genere di informazioni?""Sul virus che ha colpito i nostri uomini.""Ah, si... cosa.. cosa vuole sapere di preciso?""La struttura del virus. Come è nato. Come si diffonde. Come agisce e in quanto tempo.""Certo... dunque... il virus, che abbiamo denominato Gorgone, è un particolare tipo di virus, molto pericoloso. Esso è nato sul pianeta Fabbrica: presumiamo che l'enorme quantità di onde Theta abbia in qualche modo alterato la composizione chimica di alcuni elementi tossici del pianeta, e che questi siano andati a combinarsi con una forma di influenza virale già presente sul luogo.""Dunque, le onde Theta sono la causa del virus?""Diciamo, ecco, che ne sono.. complici.""Si si, va bene. Mi dica di più.""Certo.. allora. Gorgone è un virus adattabile e incredibilmente forte. La sua struttura è.. magnifica. E' una creatura, un germe, molto complesso, che si nutre di DNA. Per fare ciò, le sue molecole legano con quelle dell'ospite, e poco alla volta si sostituiscono alle molecole originali. Questo è alla causa dei mutamenti fisici degli infetti. Sappiamo inoltre che Gorgone, senza un ospite, è inerme. Per questo ne ha bisogno. In ogni infetto c'è un solo baccello di virus. Capita, però, che alcuni elementi abbiano un DNA particolare, che spinge più baccelli a convergere nello stesso corpo. In questi casi, gli effetti sono inquietanti. Il soggetto subisce una metamorfosi spaventosa, spesso mutando in qualcosa di aggressivo e potenzialmente letale.""Quante belle notizie... altro?""Si. Al momento lo stiamo ancora studiando, ma abbiamo già ottenuto non pochi risultati. Sappiamo che nella maggior parte dei casi, Gorgone non provoca mutamenti fisici evidenti, limitandosi ad aumentare le prestazioni fisiche dell'infetto: al limite, si nota un cambiamento nella colorazione della pelle, che diventa più pallida, e degli occhi, che spesso diventano grigi e perdono la pupilla, con un risultato da brivido.""Dannazione... mi dica, dopo tutte queste notizie cattive, ce n'è una buona?""Temo di no, Signore. Anzi...""Avanti, parla. Non ho tempo da perdere.""Ecco.. il virus.. si diffonde velocemente. Le onde Theta lo hanno reso in grado di viaggiare attraverso moltissimi vettori. Acqua, saliva, sangue, sudore... ma anche attraverso l'aria e i tessuti, fino ai peli e i capelli. Si riproduce velocemente, e si diffonde più in fretta di quanto credessimo. Non abbiamo ancora trovato un modo di immunizzare da Gorgone, e non siamo nemmeno in grado di tenerlo a bada. Tutto ciò che possiamo fare è mettere in quarantena gli infetti.""Ma bene.. mi sta dicendo che non abbiamo nulla per fermarlo?""Non per il momento.""D'accordo.. e per quanto riguarda me? Il virus può infettarmi?""Non saprei... il suo DNA è completamente diverso da quello umano, non un solo gene è simile al nostro. Se il virus è nato per stabilirsi nel corpo umano, è possibile che lei sia immune, o che il virus non comporti grandi effetti. Sul serio, non ne ho la minima idea.""Immaginavo. Grazie, Dr.Dorian.""Di nulla. Ah, mio Signore?""Si?""Quando sarà su quella Mariner, potrebbe prendere un paio di esemplari da portare qui?""E perchè dovrei?""Abbiamo bisogno di.. cavie. Senza un esemplare non possiamo fare nulla.""E' rischioso.""Sappiamo cosa rischiamo.""Sia. Bi porterò un paio di infetti.""Grazie, mio Signore. A presto.""A presto, Dr.Dorian."La comunicazione si chiuse. Archimonde ripose l'olotrasmettitore, e tornò a guardare in silenzio le pareti della stanza. Erano passate ormai ore da quando la Mariner con gli infetti sarebbe dovuta arrivare. Uno strano presentimento si fece strada tra i pensieri di Archimonde.Abbassò il capo, per fissare la sua veste nera; la lucida superficie faceva da decoro a quel materiale spesso e robusto, ma morbido al contempo, con cui era fatto l'indumento. Assomigliava alle divise da Ufficiale in uso nell'esercito del Maggiore, con quel tipico aspetto germanico e quelle mostrine semplici e inquietanti. Sulla cintola, la fibbia riportava lo stemma L*B, così come l'elsa del pugnale. Accanto all'Archimonde, c'era una sacca scura, anch'essa marchiata L*B.Li dentro si trovava l'ultimo dei regali del Maggiore.Archimonde prese la sacca, e aprì lentamente la zip: poco alla volta vide sbucare un cappello.Era scuro, da Ufficiale come le veste, e anch'esso era del genere germanico che caratterizzava il Maggiore. Su un lato, dove delle intelaiature solcavano la lunghezza del copricapo, c'era inciso a caratteri argentei "Herr Archimonde - Letze Bataillon".E in fronte, poco sopra la visierina, spiccava il tratto distintivo del berretto: un piccolo, candido teschio umano.Archimonde osservò a lungo il berretto. Stranamente, indossarlo lo metteva a disagio. Aveva sempre sognato di poter vestire le Divise da Ufficiale del Maggiore. Ma ora, mettere quel berretto lo faceva sentire combattuto. Un immagine del Maggiore gli balzò in mente: alto, avvolto nelle sue vesti nere e inquietanti, con quella maschera.Poi si immaginò vestito con quella Divisa: e ciò che vide fu un immagine molto simile a quella del Maggiore."Cosa sto diventando?"Strinse le mani intorno al berretto. Lentamente, lo portò alla testa e lo indossò.Respirò a fondo. Chiuse gli occhi, e fece scorrere le mani sul calcio delle sue poderose Magnum. Piano piano la realtà cominciò a vacillare. La stanza si fece sempre più fredda. Sembrava che sibilanti venti imperversassero nel locale, facendo ondeggiare gli indumenti di Archimonde.Poi, silenzio.Archimonde aprì gli occhi.Bianco. Bianco ovunque. Polvere.Era in una grotta senza soffitto e senza fine. Sotto i suoi piedi, soffice polvere copriva uno scempio.Archimonde si guardò in torno. Conosceva quel luogo. Era da tanto che non ci veniva.Erebo."Archimonde... mio Araldo..""Mio Signore... da quanto tempo"La voce era bassa e cupa, e pareti che non c'erano formavano un eco inquietante."Si, Archimonde.. quanto tempo...""Sono felice di essere di nuovo qui.""Lo immagino. Dimmi, non noti nulla di diverso?""Mh... no.. no, nulla, mio Signore..""Non vedi quanto alta è diventata la sabbia? Non vedi quanta più polvere ora ci sia in questo luogo senza tempo e dimensione?""No.. non l'ho notato...""Io si. E sai chi è l'artefice di tutta questa polvere, di tutta questa morte?""Chi? Chi ti ha fatto tale dono?""Tu.. tu, mio Araldo.. tu e Lui..""lui?""Pensiero. So tutto. Ho visto attraverso i tuoi occhi e sentito attraverso le tue orecchie.""Ah.. io...""Ti saresti dovuto fidare, mio Araldo.""Come? Perchè?""Perchè con l'aiuto di Pensiero avresti potuto riempire l'Erebo molto più in fretta... ma tu, sciocco, hai dato ascolto alla ragione..""Ho fatto ciò che mi sembrava giusto..""E hai sbagliato... hai sbagliato, mio caro Archimonde..""Mi dispiace, mio Signore. Mi farò perdonare.""Lo stai già facendo...""Cosa?""Quel virus.. quei morti... anche loro giacciono qui... e altri ne arriveranno, ora che Gorgone ha piede libero..""Cosa sai di Gorgone? Ehi!! Cosa sai di Gorgone!?""Gioiosi saranno i canti dei morti..""Cosa significa che è a piede libero?!? Dimmi ciò che sai!"" ...e meritato il loro eterno riposo.""Erebo!!"Il vento e la polvere circondarono Archimonde, sollevandolo da terra. Lui urlava, si dimenava, osservando i volti di migliaia di morti sbucare dalla sabbia e fissarlo con occhi accusatori.Fu silenzio, come in principio.Archimonde si svegliò di soprassalto.Era nella Sala di Pressurizzazione, coperto di sudore e in preda agli spasmi. Si guardò intorno freneticamente, cercando di capire cosa fosse successo. Nulla era cambiato: la stanza era fredda e silenziosa.Fece qualche respiro profondo, e in un paio di minuti si fu calmato.Era molto tempo che non visitava l'Erebo. Aver rivisto il luogo che lo aveva reso quel che era, lo aveva scosso.Ma a preoccuparlo ancora di più, erano state le parole di Erebo stesso: "..ora che Gorgone ha piede libero..".Cosa voleva dire?Un messaggio dall'altoparlante interruppe i ragionamenti di Archimonde."Signore! Messaggio importante!""Prego, ascolto.""La Mariner qui diretta non risponde alle olochiamate. Non riusciamo a contattare nessun membro dell'equipaggio, e le nave va alla deriva. Abbiamo perso ogni contatto, ripeto, abbiamo perso ogni contatto. Attendiamo ordini.""...agganciate la nave... sigillate la Sala di Pressurizzazione dopo che sarò uscito.."Grimgor Zannadiferro Il virus Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2903 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html - Pianeta Fabbrica -- Zona Industriale -La battaglia infuriava da ore.I soldati di Archimonde avanzavano tra le intricate strade, appiattendosi ai muri delle fabbriche e riparandosi dietro a tutto ciò che trovavano.I ribelli sembravano davvero impazziti. Non era una semplice rivolta.Qualche ora prima, era giunta ad Archimonde la notizia che uno strano virus depressivo aveva colpito la popolazione di alcuni pianeti, e anche degli Spazioporti. Altre notizie non molto rassicuranti, come la caduta del Senato e il fallimento delle tesorerie di Archernar, avevano contribuito ad allertare Archimonde.Uno dei suoi principali pianeti industrializzati, Fabbrica, era stato colto dal virus. Le supposizioni della logistica furono che il virus doveva essere arrivato con l'ultimo carico di carburante arrivato sul pianeta.Archimonde non aveva mai visto nulla di simile: quest'infezione trasformava le persone, rendendole aggressive e pericolose.I ribelli si erano impossessati di quasi tutte le Fabbriche della città in cui ora si trovavano le truppe mandate come testa di ponte. In questo modo, si erano potuti equipaggiare con ogni genere di arma, dai maneggevoli fucili a ripetizione Holsen 42, alle micidiali Troike, fino addirittura ai temibili Spezza Carri, i lanciarazzi più devastanti in circolazione.Di fronte ad un nemico tanto pericoloso, Archimonde aveva preso misure drastiche.Le sue Mariner avevano fatto sbarcare centinaia di migliaia di soldati, divisi in reggimenti di 50'000 uomini, a loro volta suddivisi in plotoni da 5'000, che a loro volta si suddividevano in manipoli da 500 uomini.Per ogni principale città del pianeta venivano inviati due reggimenti interi, mentre la campagna circostante veniva pattugliata da manipoli sparsi, per bloccare eventuali fuggitivi.Dei due reggimenti che insieme ad Archimonde assediavano El Alamein, ormai non restavano che 30'000 uomini e qualche manipolo giunto da fuori.La resistenza era stata davvero feroce: i ribelli risultavano più veloci, reattivi e forti di quanto dovevano essere, probabilmente a causa del virus. Grazie alle armi prese dalle fabbriche, erano riusciti a creare posti di blocco invalicabili, protetti da due o più Troike che falciavano chiunque tentasse di uscire allo scoperto. La conformazione della città non aiutava le truppe: le fabbriche erano spesso una a ridosso dell'altra, e i passaggi tra di esse erano stretti. I ribelli avevano inoltro nascosto mine antiuomo tra i rifiuti e le macerie, il che risultava fatale per quei soldati che avanzavano senza guardare a terra.Gli edifici industriali, inoltre, erano delle vere e proprie fortezze per i ribelli: i tetti piatti permettevano di appostarcisi, con fucili di precisione, Troike o armi pesanti e lanciagranate. Le finestre delle fabbriche costituivano un ulteriore pericolo per i soldati, in quanto mentre si attraversava una via, potevano sbucare nemici da tutte le parti, da sopra, dai fianchi, da dietro e dai tetti.Con un campo di battaglia del genere, che tra l'altro i ribelli conoscevano a memoria, una dura sconfitta era inevitabile.- Zona Industriale -- Fabbrica presidiata da Archimonde -Archimonde camminava avanti e indietro, incessantemente.Aveva fatto occupare e fortificare quello stabile appena lo aveva conquistato; era un rifugio perfetto, vista la sua posizione e l'ottima visuale che si aveva da li. Sul tetto, alcune sentinelle armate di fucile di precisione Grach 39 sorvegliavano il perimetro, coprendo le spalle ad alcune torrette fisse posizionate lungo la strada che conduceva alla fabbrica.Molti soldati presidiavano l'entrata all'edificio, e nel cortile sostavano anche gli unici due carri armati rimasti, due Mekaba spaventosi e dalle grandi capacità belliche.Un esploratore, mandato in avanscoperta e a controllare lo stato del fronte cittadino due ore prima, stava correndo come un dannato, verso la fabbrica.Gli altri soldati, riconoscendolo, non lo fermarono, facendolo entrare direttamente."Mio Signore..!""Ah, sei tu... è un piacere vederti ancora in vita..."Archimonde osservò l'uomo, sembrava stanco, era pallido in viso e si teneva l'addome, dove si poteva benissimo vedere una ferita da fuoco molto grave."Mio Signore.. per fortuna.. ho fatto in.. tempo..""Bene, sbrigati però, dimmi ciò che hai visto.""Si Signore... da qui al distretto 43a è tutto calmo, non ci sono ribelli e le nostre pattuglie tengono saldamente la posizione..""Ottime notizie. E per quanto riguarda il fronte?""..il fronte..?""Si, soldato, il fronte dannazione!""Il fronte.. il fronte non c'è più, mio Signore..""Cosa!?""Purtroppo è così... le nostre truppe stavano fronteggiando un folto gruppo di ribelli a nord, e la battaglia sembrava una vittoria, eravamo in campo aperto e la nostra potenza di fuoco superava la loro, ma..""Ma cosa? Parla, o ti faccio fucilare!""Il virus... alcuni nostri feriti devono esserselo preso.. e il contagio è stato inevitabile... uno alla volta, tutti i manipoli hanno cominciato a dare segni di insubordinazione, disordini e violenza tra commilitoni...""Cosa stai dicendo? Non può essere!""Mio Signore... ho visto un soldato sparare in fronte al suo Ufficiale.. ho visto fratelli di sangue uccidersi per decidere chi dovesse sparare ai ribelli.. quel virus annebbia la ragione, e rende le persone instabili e pericolose... le nostre truppe si sono distrutte con le loro stesse mani...""No.. no.. no! Maledizione, no! Non può essere! Ti rendi conto di quello che dici?!?""Si, mio Signore... io..."La ferita dell'uomo stava smettendo di sanguinare. Lentamente, le sue palpebre si chiusero, e il respiro si faceva sottile, impercettibile.L'uomo alzò gli occhi verso Archimonde: occhi spenti, pieni di paura, e lacrime.L'uomo ondeggiò, per poi cadere riverso a terra."..."Archimonde chiamò una guardia, che appena entrata rivolse solo un fugace sguardo al cadavere nella sala."Ha chiamato, mio Signore?""Si... avvisa la flotta in orbita che torniamo a casa. Questa spedizione è fallita, ora dobbiamo preoccuparci di contenere le perdite e limitare i danni.""Ma.. mio Signore..""Fa come ti ho detto. Avvisa lo staff medico delle navi, dì loro che abbiamo componenti dell'esercito potenzialmente infetti. Ogni soldato dovrà essere messo in quarantena e in isolamento, fino a sicurezza sanitaria. Non voglio che quella roba si propaghi oltre.""Si, mio Signore. E i nostri feriti?""Noi non abbiamo feriti.""Come..? Si che ne abbiamo, e anche tanti, molti rischiano di morire se non ricevono cure medi..""Noi non abbiamo feriti...""Ah.. ricevuto... Signore..."- Plancia Torpedine -- In orbita intorno al pianeta Fabbrica -Archimonde sorseggiava nervosamente del prosecco frizzante.Aspettava che arrivasse Roland, il suo stratega e Ministro della Guerra, col bilancio di quella sonora sconfitta.La tensione era alta, e Archimonde la gestiva bevendo più del dovuto. Pur essendo un demone, anche lui risentiva degli effetti dell'alcool, e dopo venti minuti passati a trangugiare prosecco, l'umore già scontroso di Archimonde peggiorò a causa di una brutta sbronza.L'attenzione del Demone fu svegliata da alcuni pesanti e rapidi passi, seguiti dal rumore della porta scorrevole che si apriva."Mio Signore!""Ah.. Roland, sei tu? Bene bene...""Signore, sta bene?""Certo che sto bene, non vedi? Non ti metterai anche tu a dire che bevo troppo?""No, mio Signore.""Bravo.. adesso dimmi, Roland... dimmi..""Dunque... il bilancio è pesante. Molto pesante. Abbiamo perso circa 622'000 soldati di fanteria, di cui molti ufficiali d'esperienza, mentre altri 47'000 soldati sono dispersi, nelle campagne del pianeta.""Maledi.. hic.. continua..""Abbiamo perso 412 carri Mekaba, 386 Troike, decine di taniche di carburante ed equipaggiamento, armi e munizioni per un valore di 42 miliardi di solari.""Ma bene! Altro.. dai, fammi felice..""Molti uomini sono in quarantena, alcuni sono sani e sono stati dimessi, ma abbiamo alcuni infetti.""Bè, e dov'è il problema finchè rimangono isolati?""Ecco...""Cosa?""Il virus si è evoluto. Quello che ha colpito il pianeta è un aberrazione del virus originale, che colpisce il resto della Galassia.""E com'è successo?""La Scientifica ritiene che il virus si sia combinato con elementi già presenti sul pianeta, probabilmente col carbonio e con alcune infezioni minori già presenti sul posto. Questa combinazione ha però creato un ceppo resistente e adattabile, i cui effetti sono diversi da quelli dell'originale virus depressivo.""Gli effetti di questo nuovo virus?""Aggressività incontrollata, violenza, perdita della ragione, mutazioni cutanee e alterazione delle capacità fisiche. E in alcuni casi, una mutazione ben più grave, che comporta la metamorfosi del soggetto.""Benissimo! Non poteva andare peggio.. qual'è la situazione orbitale del pianeta?""Abbiamo assegnato parte della nostra flotta al pattugliamento. Le nostre Corazzate formano un posto di blocco, supportate da alcune Defender, mentre gli Incrociatori pattugliano costantemente il perimetro. Stiamo impedendo che qualsiasi tipo di navi si avvicini al pianeta.""Ma dimmi, Roland, perchè non lo bombardiamo e basta?""Suoi ordini. Il pianeta è troppo importante, e la sua perdita causerebbe una ricaduta economica non indifferente. Inoltre, la produzione del nostro arsenale verrebbe interrotta, e se anche ricominciasse, andrebbe a rilento. Quel pianeta, invece, è stato adibito completamente a quel ruolo. Non possiamo perderlo.""Ah.. tutto chiaro.. mi fa un favore?""Certo, mio Signore, dica.""Vammi a prendere un altra bottiglia di prosecco...""Si.. mio Signore..."Grimgor Zannadiferro Memorie - Versione Integrale, mai pubblicata, nessuna censura Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2901 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html [Avvertenze: la seguente narrazione contiene un alto tasso di violenza.]MemorieArchimonde era nei suoi alloggi, comodamente seduto sulla sua poltrona bianca. Sorseggiava un prosecco frizzante, un vino importato dai pianeti di Sir Cagliostro.Teneva il bicchiere nella destra, facendolo ondeggiare lentamente.Nella sinistra, teneva quei fogli. Erano delle memorie.I suoi uomini le avevano trovate in uno scomparto nascosto negli Hangar della Torpedine, la sua vecchia Banshee presa all'usato. Il proprietario della Corazzata doveva essersi dimenticato di prenderseli, prima di mettere in vendita la nave.Archimonde osservava curioso quei fogli, vecchia carta ingiallita, non più in uso da decenni. La calligrafia era minuta, fluida e in un certo senso inquietante, e l'inchiostro color rosso sangue rendeva il tutto abbastanza sinistro.C'erano varie pagine, tenute insieme da graffette metalliche ormai arrugginite.Archimonde appiattì con la mano le increspature della carta, e cominciò a leggere.Venerdì 14 Luglio, Pianeta Furina XHH8Argomento Memoria: Rivolta dei lavoratoriMaledetti coloni. Non so cos'altro vogliano da me! Ho dato loro tutto, una casa, cibo e un lavoro, e loro cosa fanno? Si rivoltano! Bha! Lurida feccia... non meritano niente di meglio di ciò che io ho fatto loro...Ieri ho sistemato tutto... quegli incompetenti di soldati non riuscivano a contenere la rivolta, e i lavoratori avevano occupato fabbriche intere, bloccando la produzione e barricandosi negli edifici, arrivando addirittura ad attaccare le truppe... chi gli abbia dato le armi, non lo so, ma nemmeno mi interessa...Allora sono intervenuto personalmente, dando a quei coloni una lezione che non dimenticheranno facilmente.Ieri mattina, alle ore 8.00, ho fatto sbarcare sul pianeta più di 500'000 soldati, armati fino ai denti, oltre a 300 corazzati e 1'200 semicingolati, muniti di torrette e mitragliatrici. Insieme all'equipaggiamento, ho fatto trasportare sul pianeta anche del filo spinato, tanto filo spinato, più di 38 chilometri di ferro assassino.Prima di tutto, ho cominciato a bombardare le città e le abitazioni, dando fuoco alle case di campagna. Ho fatto catturare donne e bambini, mentre gli uomini venivano sgozzati sul posto, di fronte alle loro famiglie. Non ho risparmiato nemmeno i cani e i gatti, che ho fatto scuoiare e inchiodare ai muri delle case.Mentre la carneficina andava avanti, ho ordinato ai miei soldati di raccogliere ogni singola goccia di sangue dei coloni, e devo dire che se ne è visto ben più di una goccia. Col sangue raccolto ho poi dipinto le case, e i volti dei prigionieri.Arrivato alle grandi città, ho cambiato assetto, e ho dato disposizioni affinchè tutti i coloni possibili fossero catturati vivi; feriti, picchiati e sanguinanti, ma vivi.Ho portato quei sacchi di lerciume nella loro amata capitale, dove si ergeva un alta torre, perfetta per i miei scopi.Ho fatto tagliare il filo spinato in lunghi pezzi, legandone un estremità alla cima della suddetta torre. Poi, uno ad uno, ho infilzato i coloni sul filo spinato, creando una corda di corpi. Appena i pezzi di filo spinato erano zeppi di coloni, facevo gettare dalla torre il tutto, ottenendo delle sanguinolente corde penzolanti di carne viva, viva e urlante.Lo spettacolo era quasi divertente. Migliaia di coloni moribondi che penzolavano dalla torre, urlando di dolore e paura, in un unico e armonioso coro di morte.Stamattina, l'alba ha illuminato una terra morta.Grimgor Zannadiferro Avvicinamento Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2854 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html Camminava da giorni.Il tunnel si era rivelato pericoloso. Le dimensioni erano appena sufficienti per farci passare l'Archimonde e le sue grandi ali.Inoltre, la galleria era immersa nelle tenebre, e in pendenza verso il sottosuolo. Solo grazie ai suoi sensi e alla sua particolare vista, l'Archimonde riuscì a proseguire; dal soffitto pendevano acuminati coni di limpido ghiaccio, mentre le pareti e il terreno erano rivestiti di una granulosa brina.Gli unici compagni del Demone erano gli Spettri. Erano diversi da quelli incontrati nella Sala del Circolo; non urlavano, ne volavano. Erano ombre, ombre di uomini, donne e bambini, che fissavano l'Archimonde con occhi vuoti, mentre passava. Erano pochi, e apparivano per una manciata di secondi, per poi dissolversi in maniera inquietante quando il Demone si avvicinava.Ad un certo punto, la galleria cominciò ad allargarsi; qua e la si intravedevano strani cristalli, dalle forme spigolose e intricate, dal cui interno proveniva una fioca e soffice luce azzurrognola. Grazie a queste rade fonti di illuminazione, l'Archimonde poté vedere la conformazione del luogo in cui era giunto. La galleria lo aveva condotto in una modesta grotta, dal cui soffitto pendevano, come nel tunnel, coni di ghiaccio, stavolta, però, di dimensioni ben più considerevoli. La nuda roccia si alternava a strati di minerali scintillanti, a zone coperte di neve dura; intorno ai cristalli luminescenti pendevano strani filamenti, apparentemente ragnatele o qualcosa del genere.V'erano alcune crepe, nella roccia, che permettevano a varie correnti di entrare nella caverna.In fondo al locale, c'era quello che sembrava un pozzo; molto largo, probabilmente intorno ai 20 metri, era murato, tenuto in piedi da grossi macigni squadrati. I bordi erano circondati da pietre più piccole, molto più regolari e di un inquietante blu scuro, tendente al nero; su ognuna di queste pietre, era inciso un simbolo, come quelli con cui aveva aperto il portale.L'Archimonde lesse ad alta voce, quasi non potesse fare altro..."Le Anime giacciono, nel palmo di Uno, i morti tacciono, per mano di Uno.Nell'Erebo freddo, sprofonderanno i mondi, nell'Erebo buio, si perderanno le menti.Di gelida Morte, son fatte le Armate, la Fine di tutto, avanza crudele..."Le parole dell'Archimonde generarono un sordo eco, che percorse tutta la profondità del pozzo. Per un attimo, silenzio.All'improvviso, un rombo straziante si fece sentire, e vento e nevischio uscirono dal pozzo. Lentamente, lunghi e sinuosi tentacoli di neve e ghiaccio fuoriuscirono ondeggianti dal baratro, accompagnati da urla disumane.L'Archimonde era tranquillo. Sapeva già cos'erano quelli; i Guardiani della Colonna, creature senza forma che si assicuravano di portare coloro che lo chiedevano più in basso.Dolcemente, i tentacoli avvolsero il Demone, sollevandolo da terra e cominciando lentamente a portarlo verso il pozzo.L'Archimonde si abbandonò a quella sensazione, non oppose resistenza. I Guardiani lo avvolsero completamente, trascinandolo verso il locale successivo.Dopo alcune ore, il pozzo, che fino ad allora era stato identico e monotono, si allargò bruscamente, proseguendo verso il basso a cupola. I tentacoli lasciarono dolcemente il Demone, e lentamente, risalirono, si dissolsero, insieme alle strazianti urla che li avevano accompagnati.E fu silenzio.L'Archimonde aprì cauto gli occhi, e alzò il capo. Non riusciva a mettere a fuoco ciò che vedeva: per lui, tutto ciò che c'era davanti ai suoi occhi era un bianco ammasso informe. Le uniche cose che riusciva a percepire erano il freddo e la solitudine.E Lui. Lo sentiva. Era dovunque, ma non era da nessuna parte. Piano piano, la vista tornò, e il panorama si mostrò agli occhi del Demone: morte.Non intesa come morte organica. Morte, intesa come assenza di vita. Perchè niente, niente di ciò che l'Archimonde vedeva era vivo.Si trovava in un'immensa grotta: ovunque, una piatta distesa di sabbia bianca e ghiaccio; una liscia, perfetta e monotona distesa di gelo. Folate di vento inetrmittenti sollevavano, di tanto in tanto, un pò di quella che all'Archimonde era sembrata sabbia. Era, in realtà, polvere.Il Demone mosse un passo, poi un'altro. Avanzava a stento, quasi trattenuto da qualcosa. Guardò all'orizzonte, per vedere quanto lontano fosse il fondo della grotta; rimase scioccato, quando vide che non vi era nessun fondo, nessuna fine.Si voltò da dove era venuto, constatando non solo che anche in quella direzione non v'era fondo, ma anche che il pozzo era scomparso.L'unica cosa a non essere sparita era Lui. Era ancora li, più forte di prima; una presenza prepotente, invasiva, inesorabile.E Lui parlò..."Archimonde... mio Araldo..."Grimgor Zannadiferro L'Archimonde scopre il giuoco d'azzardo Thu, 01 Jan 1970 01:33:29 +0100 2806 http://www.wardrome.com/role-blog-of-Grimgor Zannadiferro-solenero-id12846.html Pianeta ignotoL'Archimonde era stressato.Si, anche i demoni si stressano. E quando succede rotolano le teste.Da giorni non faceva altro che evocare servitori e praticare sortilegi, tentando nuove combinazioni per i suoi esperimenti.Aveva bisogno di una pausa.In quel periodo, nella Galassia, era arrivata una carismatica (e bellissima ) piratessa, di nome Jeena Smarms, che aveva introdotto un'apprezzata novità nel mondo dello svago.La Bisca Clandestina.Le razze di quell'Universo andavano matte per quelle stupide macchine piene di lampadine e disegnini osceni. L'Archimonde non capiva il perchè.In sostanza, gli esseri umani e tutte le altre razze, mettevano a rischio il proprio denaro e le proprie facoltà mentali per ottenere altro denaro.Un giorno, l'Archimonde aveva visitato un Mercato Nero, dove le infernali macchine erano sistemate. Era rimasto scioccato.Non tanto per la stupidità del universo, quanto per un individuo in particolare... Era un ragazzo giovane, dall'aspetto trasandato, brutto, brufoloso, rachitico, goffo, impacciato, ridicolo e via dicendo ()...Era davanti ad una delle slot, ormai nudo, con solo delle mutande addosso, sporche per di più... segno che doveva essere rimasto li qualche giorno senza nemmeno staccarsi per andare al bagno. Ovviamente, per motivi etici, non possiamo rivelarvi l'identità del suddetto ragazzo, un certo Resmans.E sempre per motivi etici non possiamo farvi partecipi di tutte le sue dimostrazioni di assuefazione, quali il parlare a rutti, lo scaccolarsi sullo schermo della slot, il tentare di accoppiarsi con la macchina in questione e l'urlare oscenità riguardanti un certo "Blue".Da quel giorno, l'Archimonde non volle più tornare in un Mercato Nero.Lo stesso giorno, poco dopo, in un Mercato NeroCRAAAAASH!!!L'Archimonde ne aveva rotta un'altra. Era la decima in mezz'ora che sfracellava.Era successo così per tutte: la slot si mangiava i solari e non faceva uscire nemmeno uno sputo di quattrino.L'Archimonde prendeva la slot, la sradicava dal muro e la gettava all'indietro. Fortunatamente c'era sempre qualche passante ad attutire la caduta delle povere slot.L'Archimonde era alterato, completamente: la sua voce, solitamente gutturale e profonda, si era fatta rauca e stridente..."Dannattissima ferraglia, possa il tuo inventore morire di peste e vaiolo, possano i suoi parenti crepare di lebbra e scorbuto e tutti i suoi animali prendersi la rabbia!!!!!""Errore: prego, reinserire correttamente i crediti.""Uno stramaledettissimo cavolo, errore, te lo do io l'errore!!!""Rilevata disfunzionalità nel sistema di trasmissione visiva: per risolvere il problema, picchiettare delicatamente lo schermo"L'Archimonde cominciò a sbattere violentemente la testa sulla slot, sparando scintille e frammenti di vetro ovunque.Ogni testata era accompagnata da un verso di stizza e rabbia, come quando ci si trova in bagno senza riuscire a far niente."Aargh... uurgh... iiiaaargh.. mpf.. grrr... argh... mortacc..!!"La cosa andò avanti per alcuni minuti, fin quando la slot non fu ridotta ad un cubo sformato di lamiera. L'Archimonde la sollevò, furioso, girò su se stesso e la scaraventò su un muro: per fortuna, un'ignara vecchietta, che stava passando per li, fu travolta e spalmata come la Nutella sul pane, evitando di rovinare il muro.L'Archimonde cominciò a correre come un deficiente per tutti i corridoi, urlando come un forsennato e sbraitando oscenità contro un certo Cao Cao.In quel momento suonò l'allarme."Attenzione, attenzione, cliente sbronzo nella corsia 14b. Sicurezza!"In breve arrivarono due tizi vestiti di nero, con occhiali neri, giacca nera, pantaloni neri, guanti neri, scarpe nere, calzini neri, mutande nere, capelli neri, occhi neri, pelle nera e denti neri, alti come due armadi e pelati come i pomodori... neri.Non potendoli nominare per nome e dovendo tenere nacosto il fatto che i due sono "dell'altra sponda", li chiameremo X e Y.X: Allora, Y, voglio che questo lavoro vada liscio come l'olio da mettere sul culetto dei bambini!"Y: Sissignore! Cosa stiamo cercando, X? X: Il solito cliente impedito che non riesce a vincere un centesimo...Y: Non sarà ancora quel ragazzino, vero? No, perchè io ho ancora le padellate in testa, e Z ci ha rimesso le penne quando sono venuti a prenderlo...X: No no, stavolta è qualcosa di grosso... e brutto.. e puzzolente...Y: Tu?X: -.- Prego?Y: Niente..X: Bravo.. comunque, il boss mi ha detto che questo coso è peloso, quindi dobbiamo schiacciare tutte le cose pelose in vista.. chiaro?SBAAAAAAAMMM!!!X: Aaaaaaaaaaargh!!!!Y: Che c'è?X: (rantola e si accascia a terra)Y: Cos'hai? Perchè ti sei buttato a terra facendo quelle facce buffe?X: ..non lo so.. mi girava... di certo non perchè mi hai tirato un calcione nelle b***e..Y: Bè, tu mi hai detto di schiacciare tutte lo cose pelose.. X: (ammutolisce)Y: Che hai? X: ...niente... cerchiamo quel tizio...Y: Ok! ^^X: ...id'iota...Grimgor Zannadiferro